Ferrara, via dell’Ippodromo. All’alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni.

Federico incontra la pattuglia “Alfa 3”. A bordo Enzo Pontani e Luca Pollastri. Ha passato la serata con gli amici al Link, centro sociale di Bologna. Una serata normale per un giovane studente diciottenne di Ferrara appena tornato in città, a due passi da casa.

Da questo momento, tutto cambia. Tutto si inverte. Lui verrà definito “invasato violento in evidente stato di agitazione” che sferra “colpi di karate” a caso, “senza motivo apparente”, tanto che i due poliziotti chiamano a rinforzo la pattuglia “Alfa due”, con altri due “eroi”, gli agenti Paolo Forlani e Monica Segatto. E lo Stato, rappresentato dalla divisa dei 4 poliziotti, diventerà il criminale.

Eppure a morire, è lui, Federico Aldrovandi, sul quale vengono addirittura spezzati due manganelli. Il “violento” morirà per “asfissia da posizione”, con il torace schiacciato sull’asfalto dalle ginocchia dei poliziotti. E con le mani legate dietro alla schiena dalle manette. “Arresto cardio-respiratorio e trauma cranico facciale”.

Le 54 echimosi e lesioni renderanno l’ipotesi della morte per malore preannunciato dai poliziotti al 118 poco credibile. E apriranno la strada per l’ennesimo caso di giustizia deviata e abuso di potere da parte di persone che non dovrebbero ricoprire non solo la divisa, ma nemmeno un posto una società che vuole chiamarsi civile.

La famiglia viene avvisata solo 5 ore dopo la dichiarazione del decesso. La battaglia della mamma e del papà di Federico, Patrizia e Lino, inizierà ora per non fermarsi più.

Si apriranno due inchieste, che porteranno a due diversi processi. Il primo dei quali, per omicidio colposo, vedrà nel giugno del 2012 la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per i quattro uomini in quella divisa usurpata per “eccesso colposo in nell’uso legittimo delle armi“.

Nessuno dei quattro colpevoli della morte di Federico, Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, sconterà la propria pena. E tre di loro torneranno in servizio in veste amministrativa a gennaio 2014.

Il secondo processo, Aldrovandi bis, per diversi reati tra cui falso, omissione e mancata trasmissione di atti, si chiuderà nel marzo del 2010 con la condanna di altri tre poliziotti per depistaggio. Paolo Marino, dirigente dell’Upg all’epoca, a un anno di reclusione per omissione di atti d’ufficio, per aver indotto in errore il PM di turno, non facendola intervenire sul posto. Marcello Bulgarelli, responsabile della centrale operativa, a dieci mesi per omissione e favoreggiamento. Marco Pirani, ispettore di polizia giudiziaria, a otto mesi per non aver trasmesso, se non dopo diversi mesi, il brogliaccio degli interventi di quella mattina.

 

VIETARE IL RICORDO DI ALDROVANDI, ENNESIMA AMMISSIONE DI COLPEVOLEZZA!

Quello che ha subito Federico è una verità storica, oltre che giudiziaria, incancellabile come lo furono i fatti vergognosi successivi alla sua morte: negli applausi dei sindacati di polizia agli agenti condannati, nelle offese alla madre, nelle querele alla madre, nelle dichiarazioni folli e disgustose di certi esponenti istituzionali che hanno negato per anni l’evidenza.

Cosi come è vergognoso il divieto imposto in diversi stadi italiani per non permettere a molte tifoserie di esporre il suo volto, divieto da noi vissuto in una partita casalinga del campionato di prima categoria!

Un atto di prepotenza e arroganza. Un atto da Stato di Polizia!

-Quando la dignità vale più di una partita di calcio…vicini alla famiglia Aldrovandi e alla Curva Ovest Ferrara. 21 Ottobre 2018 Per visualizzare (clicca qui!)

-Vietato l’ingresso del volto di Federico Aldrovandi, ennesimo atto di censura 4 Novembre 2018 Per visualizzare (clicca qui!)